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venerdì 9 novembre 2012

zatoichi


Quest'anno, alla 69° mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia è stato presentato in concorso Outrage Beyond, sequel dell'ottimo Outrage del 2010, che io ho visto lo scorso anno. Bello davvero.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando ho conosciuto Kitano con Sonatine (film del 1993 che, ahimè, ho visto dieci anni più tardi).
Takeshi Kitano, il camaleonte, riesce sempre a cambiare pelle e facendolo arriva un po' da per tutto. Come per le sue capacità artistiche: regista, sceneggiatore, attore, montatore, scrittore, pittore, presentatore televisivo e autore televisivo.
Per gli amanti del regista appare quasi come una bestemmia, ma ti ricordi Mai dire Banzai? ecco, lo ha creato lui e lo presentava pure.
Ha fatto qualunque cosa e quasi tutti i generi cinematografici, arrivando addirittura a ripudiare una sua creatura, il comico Getting Any? (ne parla come di un suicidio per la carriera), ma poi, come al solito si è ripreso e lo ha fatto alla grande.
Si è trasformato anche dopo l'incidente in moto che lo ha costretto a una delicata ricostruzione facciale e nonostante tutto si è trasformato in meglio, visto che quell'espressione che ha assunto da allora è un marchio indelebile per i personaggi che interpreta. E altamente caratteristico è Zatoichi.
Dopo Sonatine, ho cominciato a cercare tutti i suoi film, fino a quando non ho incontrato chi, amandolo alla follia, aveva tutta l'opera completa.
Ho potuto constatare dunque, quanto sappia cambiare, Kitano. Ma, allo stesso tempo, quanto ami le basi solide. I tormentoni. I film sul genere Yakuza story, per esempio, l'ossessione per il mare e le tantissime scene girate in spiaggia (come mi fece notare qualcuno).
E poi, di punto in bianco, dopo averlo deriso in Getting Any?, riprende in mano Zatoichi, un personaggio televisivo giapponese e cambia ancora una volta. Il suo primo film in costume.
Da non confondersi con Ichi the killer di quell'altro genio Takashi Miike (ne parlerò sicuramente sia del film che di Miike e di altre pellicole), tratto dall'omonimo manga di Hideo Yamamoto, Zatoichi parla, invece, di un periodo storico molto importante, in Giappone, quello dei samurai e lo interpreta a modo suo, naturalmente. Altrimenti non sarebbe Kitano.
Nel 1989 Phillip Noyce (Ore 10: calma piatta, Giochi di potere, Sliver, Il collezionista di ossa) dirige Furia Cieca, direttamente ispirato alla serie televisiva, dove un uomo (Rutger Hauer) torna dal Vietnam e, completamente cieco, si rivela abilissimo nell'uso della spada.
Takeshi Kitano, invece, prende il mito e lo reinterpreta, ponendo in primo piano non tanto la vendetta in sé stessa, ma tutti i concetti base del genere Jidai-geki (quello dei samurai, insomma), che sono il vagare, l'onore, l'altruismo e la spada usata magistralmente quasi ed esclusivamente per difendere e mai per offendere. Ma lo fa a modo suo perché poi inserisce ritmi comici e scene che sanno di altri generi. Inserisce macchiette alla maniera di Cinecittà nel periodo d'oro, ma lo fa perché appartiene alla sua, di cultura, visto che Kitano ha cominciato proprio come cabarettista in un locale di spogliarelliste.
Zatoichi è un guerriero cieco (forse non lo è ma gli occhi non lo aiuterebbero a vedere meglio), ha la katana nascosta nel bastone e vive vagabondo tra il gioco d'azzardo e i massaggi. Arrivato in un piccolo paese incrocia la strada di due ragazze sopravvissute allo sterminio della propria famiglia.
Vederlo combattere è spettacolare, vederlo divertirsi è un piacere perché se lo merita.

Zatoichi di Takeshi Kitano
Giappone, 2003
con Takeshi Kitano 

sabato 27 ottobre 2012

pontypool


Eccezionale!
Il talento, questa volta, è tutto canadese. Il regista Bruce McDonald smonta tutto lo smontabile e ricrea qualcosa di completamente nuovo. L'importante è togliere ogni logica comprensibile. Davvero geniale.
Siamo in una tranquilla cittadina del Canada, a Pontypool. Una piccola stazione radio, come ogni giorno, va in onda. Durante la diretta alcune persone telefonano per testimoniare di strani avvenimenti che riguardano persone che si comportano come bestie e soppressioni indiscriminate da parte di polizia ed esercito. Da li a poco, la situazione precipita.
Orrore è intelletto.
Horror è d'autore.
Immagine è parola.
Zombie è inciviltà.
Uccidi è bacio.
Non vedrai niente di già visto. In tutti i sensi. Non hai capito nulla? Beh, meglio così. Evita di comprendere e... mi raccomando: Zitto o muori!, ma se proprio ti scappa di usare le parole, stai bene attento a quello che dici o sarai l'artefice della fine del mondo.

Pontypool - Zitto o muori di Bruce McDonald
Canada, 2008
con Stephen McHattie

domenica 7 ottobre 2012

l'alba dei morti dementi



Uscito nel 2004 col titolo Shaun of the dead, è stato accolto positivamente da alcuni e ignorato da altri. Niente di nuovo. I fan dell'horror ne hanno apprezzato le citazioni ma come spesso accade, i puristi, hanno mal digerito la leggerezza con cui è stato tradotto il titolo. Shaun è una derivazione del nome Giovanni, ha origini ebraiche e significa "dono del Signore". È il nome del protagonista. La soluzione migliore sarebbe stata "Shaun dei morti", ma in Italia hanno voluto omaggiare Romero e il suo Dawn of the dead (che in italiano sarebbe dovuto essere "L'alba dei morti" e che invece è diventato semplicemente Zombi), riprendendo l'aggettivo "viventi" (e storpiandolo in "dementi") accanto al sostantivo "morti" del primo Night of the living dead (La notte dei morti viventi). Semplice, no?
Ma perché non lasciare i titoli in inglese? Shaun of the dead è già un chiaro omaggio a Dawn of the dead!
Questo film fa parte della Trilogia del Corneto concepita dal regista Edgar Wright il quale accosta un gusto di gelato e quindi un colore diverso a ognuno dei film (a un certo punto, i protagonisti, mangiano un cornetto), omaggiando chiaramente la trilogia di Krzysztof Kieslowski, Tre colori.
Comunque.
Shaun (Simon Pegg visto anche in Hot Fuzz, secondo film della trilogia, di cui parlerò più avanti) è un trentenne o poco più che si divide tra il noiosissimo lavoro in un negozio di elettrodomestici, la relazione secondo lui stabile con la fidanzata Liz e l'amicizia da difendere a tutti i costi con lo sfaticato e quasi inutile Ed. I suoi valori e le sue certezze fanno a pugni con un mondo marcio e con le insicurezze di Liz così è costretto a stare in equilibrio in una situazione che diventa sempre più instabile. Liz lo lascia e lui non trova di meglio da fare che andare al pub con Ed mentre i morti tornano in vita... e sono affamatissimi!
Accade tutto senza che Shaun se ne accorga perché è troppo impegnato con i suoi problemi. Un virus, probabilmente, si diffonde tra i cadaveri e durante la notte l'epidemia è ormai esplosa incontrollabile. I telegiornali danno la notizia e qualche consiglio per la sopravvivenza. Shaun e Ed continuano a interpretare il ruolo di sfigati in un mondo che non si cura di loro e parlano di cose poco importanti.
Cambia tutto quando i due prendono coscienza della situazione e lo fanno in una scena esilarante. Da vedere e rivedere! È a questo punto che Shaun, in un colpo solo, ha l'occasione di far vedere a tutti di che pasta è fatto. Ma lui è spinto dal semplice istinto di sopravvivenza. Così, dopo qualche ora passata a organizzare il piano, in un'altra scena irreale, si mette in moto con il suo fedele amico Ed. L'obiettivo è: salvare sua madre e uccidere il patrigno (sperando che sia diventato uno zombi), salvare Liz (portandola via come farebbe un cavaliere coraggioso) e arrivare al pub (come in Zombi arrivarono al centro commerciale) e li aspettare che le cose si risolvano da sole. Inutile dire che il piano fa acqua da tutte le parti e che nulla effettivamente va esattamente come previsto, ma che alla fine l'obiettivo viene raggiunto. I nostri eroi fingono addirittura di essere degli Zombi per passare inosservati tra quelli veri ed entrare finalmente nel pub dove il cerchio si chiude in un finale splatter, drammatico, con una certa suspance, ma nello stesso tempo tutto da ridere!

Shaun of the dead di Edgar Wright
Regno Unito, Francia 2004
con Simon Pegg, Nick Frost e Kate Ashfield