
Nel 1945 la città di Cagliari è distrutta dalla guerra. La gente del quartiere di Stampace crede che l'unico modo di ricominciare a vivere è stare uniti così viene fondata la G.I.O.C. (Gioventù Italiana Operaia Cattolica) che tra le tante attività riscopre e organizza il carnevale cagliaritano riportando in vita maschere dimenticate, espressioni della cultura cagliaritana. Appoggiata dalla Curia ottiene la concessione della chiesa di Santa Restituta come centro di aggregazione sociale fino al 2008 quando si trova improvvisamente e inspiegabilmente a dover restituire lo spazio senza che gli venga offerta nessuna alternativa.
La regista Marina Anedda ci catapulta senza preamboli sulla realtà dei fatti, offrendoci una soggettiva cruda. Diveniamo i suoi occhi e lei il nostro spirito di osservazione e la nostra coscienza. E mentre la chiesa viene smembrata e privata della sua recente storia dagli stessi appartenenti al movimento, con ordine e devozione, i nostri occhi si soffermano sull'ordine di sequestro preventivo affisso alla porta. "Ministero per i Beni e le Attività Culturali", leggiamo. E ancora "Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale". Tutela, ripete la nostra coscienza. Mentre ancora ci facciamo mille domande, il colpo di scena arriva improvviso, opera di uno sceneggiatore cinico: anche il Cristo viene cacciato dalla sua dimora e lo perdiamo di vista mentre attraversa le strade dove in luogo dei fedeli trova solo fredde macchine parcheggiate. La regista si limita a mostrarci ciò che accade, preoccupandosi che non ci sfugga nulla.
Poi un lungo flashback che ci mostra il carnevale del 2005. Bambini, ragazze e uomini di ogni età dapprima s'incontrano per poi organizzarsi fino all'esplosione finale di tamburi che segna l'inizio della vestizione. Tutti danno una mano, c'è chi trucca, chi sceglie o consiglia gli abiti e chi comincia il lungo processo verso la trasformazione in maschera.
Quando tutto è pronto uno dei fedeli guida un'accorata preghiera prima della trionfale attraversata del portone che immette il corteo direttamente alla strada dove la gente del luogo attende con gioia.
L'ultimo carnevale brucia e con lui bruciano i ricordi di una tradizione che voleva dire rinascita e fratellanza. Nel quartiere si ha la sensazione di aver perso un parente stretto, qualcuno che al bisogno è sempre pronto a offrire quel poco che possiede, in perfetta sintonia con la tradizione sarda.
G.I.O.C. (Gioventù Italiana Operaia Cattolica)
di Marina Anedda
Documentario, 34'