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martedì 29 gennaio 2013

la fuga di logan


Questo è un colossal mal riuscito. Per carità, è chiaro che a vederlo oggi può risultare un po' datato, ma  il discorso è proprio un altro. Ha avuto un successo clamoroso, in quegli anni (parliamo dei '70) ed ebbe un fottio di nomination agli Oscar e vinse pure come miglior film di fantascienza, migliori effetti speciali e chissà cos'altro, tanto che mi viene il dubbio che spesso basti spendere tanto per avere dei riconoscimenti.
Ci sono pure alcuni attori molto celebri, come il protagonista Michael York (Romeo e Giuliatta di Zeffirelli che lo volle pure nel suo sceneggiato TV Gesù di Nazareth nel ruolo di Giovanni Battista, Cabaret con Liza Minnelli, e la serie di Austin Pawers). La protagonista femminile, invece è Jenny Agutter vista anche nel meraviglioso Un lupo mannaro americano a Londra di Landis, mentre il cattivo è Richard Jordan visto in tanti western, in Dune e Caccia a Ottobre Rosso. La guest invece è il simpaticissimo Peter Ustinov (Quo Vadis, Spartacus e tanti film tratti da Agatha Christie). C'è pure una comparsata di Farrah Fawcett. Nientemeno.
La storia è una bella storia, se la si racconta bene. Nel '67 (nove anni prima, quindi) i due autori dell'omonimo romanzo, infatti, pubblicarono il bellissimo libro di fantascienza con influenze fantasy. George Lucas fu il primo a prendere ispirazione nel suo THX 1138 (L'uomo che fuggì dal futuro), ma sono svariati i film che in modi diversi devono tanto a Logan's Run, tra i quali il favoloso (per me) Zardoz interpretato da Sean Connery.
Così nel 1976 Michael Anderson (Il giro del mondo in ottanta giorni) firma La fuga di Logan che ebbe subito un grande successo, tanto da costringere gli autori del romanzo a scriverne anche un seguito (solo del romanzo, eh?!), tanto da spingere il colosso Marvel Comics a pubblicarne un fumetto a distanza di trent'anni. Insomma, la gallina dalle uova d'oro. Ok. Ma il film? Il film è semplicemente monco. Non è solo diverso, come capita spessissimo nelle trasposizioni cinematografiche di romanzi di successo, ma manca di troppi riferimenti e spiegazioni per essere completo.
E dire che ha ritmo, ottimi spunti, buone soluzioni ecc. Peccato davvero.
Logan 5 è un cacciatore di disertori in una città ovattata e perfetta, ultima rimasta in un pianeta terra deserto. All'interno di questa immensa città ultra tecnologica comandata da un super computer, la popolazione (tutti ragazzi che hanno al massimo 29 anni), vivono in totale relax e dediti ai piaceri più sfrenati. Si capisce immediatamente, comunque, che questi guardiani, i cacciatori, fanno parte di una casta elitaria. Pare comunque che non hanno nessuna agevolazione, rispetto agli altri. Tutti, infatti, al compimento del trentesimo anno di età devono rinnovarsi per rinascere in un nuovo corpo (probabilmente, ma non è dato saperlo), ma è oltremodo evidente che durante il rito di rinnovamento, il computer, uccide tutti i partecipanti. Molti ragazzi, però, rifiutano questa condizione (a quanto pare sono gli unici a capire che ai trenta t'ammazzano) e quindi disertano.
I cacciatori li scovano e li colpiscono con un particolare raggio immobilizzatore che li prepara, anche li (ma non si capisce bene), per essere rinnovati (ancora. Ma se l'hai ammazzato!).
Esiste un'organizzazione segreta che aiuta i disertori a fuggire per farli arrivare in un luogo sicuro chiamato "Il santuario", ma anche questo nel film è una roba buttata li, perché poi... ok, niente spoiler.
Logan 5 è ancora un giovincello, ma (qualcuno mi spieghi anche questa cosa...) il computer gli ordina di fingersi un disertore, costringendolo (visto che gli porta letteralmente via gli ultimi anni di vita facendo per altro capire che non glieli renderà mai) a trovare questo fantomatico Santuario per poi distruggerlo. Da qui comincia l'avventura.

La fuga di Logan di Michael Anderson
USA, 1976
con Michael York, Jenny Agutter, Richard Jordan, Peter Ustinov e Farrah Fawcett

martedì 30 ottobre 2012

i tre moschettieri


Nuova versione cinematografica del più famoso romanzo d'appendice di tutti i tempi.
Pistole, navi volanti e poca spada, non renderanno orgoglioso Alexandre Dumas (creatore della trilogia de' i moschettieri), ma io penso che se fosse vissuto ai nostri giorni, probabilmente, lui avrebbe osato ancora più di Paul Anderson (sceneggiatore e regista anche dei Resident Evil e si vede!!!) e di Andrew Davies (sceneggiature anche di Il diario di Bridget Jones).
Il romanzo d'appendine diventa popolarissimo a cavallo tra la fine dell'1800 e i primi decenni del 1900. È un sottogenere del romanzo e punta dritto alla massa. È chiamato anche feuilleton e praticamente è il padre delle soap opera. È concepito per intrattenere un pubblico potenzialmente vastissimo. Ed è proprio quello che fa questo film. Intrattiene.
Se poi ci aggiungi il fascino de' i moschettieri, alla fine ti senti meno in colpa per aver perso quasi due ore di tempo a guardarlo.
Milla Jovovic arriva dritta dalla serie dei "Resident", cambiandosi d'abito e niente più. Stessa bellezza, stesse capriole. Il marito Paul Anderson (regista e sceneggiatore), infatti, non perde tempo a scriverle un nuovo personaggio e le affibbia solo un altro nome (Milady).
Christoph Waltz (Bastardi senza gloria, Carnage, Django Unchained) è un Richelieu che trama complotti senza la cattiveria necessaria per portarli a termine. Mentre Orlando Bloom è un Duca di Buckingham troppo ingenuo, preso tra i giochi del Cardinale, di Milady e gli stessi moschettieri.
La storia è sempre quella, i mezzi son cambiati.
Se non trovi niente di meglio da fare o, come ho fatto io, durante una lunga pausa caffè dopo pranzo, potresti dargli una chance, ti terrà comunque compagnia.

I tre moschettieri di Paul Anderson
Stati Uniti d'America, Regno Unito, Germania
con Logan Lerman, Milla Jovovic, Orlando BloomChristoph Waltz