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giovedì 10 gennaio 2013

batman, il cavaliere oscuro


"Perché Batman è l'eroe che Gotham merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. E quindi gli daremo la caccia. Perché lui può sopportarlo. Perché lui non è un eroe, è un guardiano silenzioso che vigila su Gotham, un Cavaliere Oscuro" (Gordon, Il Cavaliere Oscuro)

"Non penso proprio che il nostro Batman, la nostra Gotham, siano adatti a dei crossover. Mi viene in mente una delle prime cose che abbiamo chiarito quando iniziammo a mettere insieme la storia: è un mondo dove esistono i fumetti? I supereroi, qui, esistono già? Se pensate a Batman Begins e alla filosofia di questo personaggio che cerca di reinventarsi come simbolo - la nostra posizione, sebbene non fosse dichiarata nel film, era che i supereroi semplicemente non esistono" (Christopher Nolan)

Nonostante il personaggio sia nato negli anni trenta del ventesimo secolo, e nonostante la sua fama fosse già planetaria, il vero Batman, quello che riuscì a conquistarsi di diritto una posizione di assoluta originalità, rispetto a tutti gli altri eroi mascherati proposti dagli USA, emerse soltanto negli anni ottanta grazie a una serie di eventi editoriali del fumetto che da una parte incasinarono notevolmente la continuity di tutti i personaggi della DC Comics, ma dall'altra permisero di affidare il personaggio a Frank Miller (tra tutti, il fumetto Sin City e il film The spirit di Will Eisner, oltre ad aver scritto la prima sceneggiatura di RoboCop, poi rovinata dalla macchina Hollywood). Miller attua una vera e propria rivoluzione nel personaggio e nella sua filosofia, con Anno Uno e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, riscrivendo nel primo le origini di Batman e definendo nel secondo la sua filosofia. Da qui in poi, l'uomo pipistrello sarà per tutti il Cavaliere Oscuro, un simbolo forte interpretato da un uomo in grado donare a tutti la convinzione che chiunque possa, anche compiendo piccoli gesti, diventare un eroe. La maschera, resta solo il simbolo.

Da questa grande rivoluzione nacque nel 1989 il Batman di Tim Burton, una favola nera, romantica e poetica, ambientata in un mondo cupo abitato da strani personaggi di pura fantasia. Bellissima favola, ma troppo lontana dalla realtà, come tutte le storie raccontate da Burton, d'altronde. E per di più venne rovinata anni dopo da Joel Schumacher con il suo ridicolo Batman Forever interpretato da un irritante Val Kilmer.

Dopo questo pessimo film, seguito dall'incredibile flop Batman & Robin (che da soli hanno oscurato i bellissimi Ragazzi perduti, Linea Mortale, Un giorno di ordinaria follia e il Cliente dello stesso regista), Schumacher non contento dei danni incredibili causati all'intera umanità, si ripropone anche per un sequel che fortunatamente non vedrà mai la luce, con un titolo che ha dell'incredibile: Batman Triumphant.

Ma Miller aveva seminato bene, e pian piano nascevano progetti legati al suo "oscuro eroe". Da più parti avanzavano proposte di progetti più o meno ispirati alla rivoluzione milleriana, compreso il solito Schumacher (ce l'ho con lui!) che propose di tradurre nel cinema l'Anno Uno del fumetto (chissà quale scempio!). Fortunatamente la DC e la Warner Bros, ancora sconvolti per la cocente sconfitta di Batman & Robin, optarono per un reboot totale della serie. Avevano talmente sbagliato che fu necessario riscrivere tutto dall'inizio. Ottima scelta.


Venne così scritturato Christopher Nolan (Memento, Inception, Insomnia, The prestige), regista di grande talento che aveva un'idea chiarissima sul lavoro che avrebbe voluto svolgere: voleva una storia più realistica.
Decise di rifarsi alle storie a fumetti che meglio avevano ricostruito la genesi del personaggio Batman e le lotte interiori dell'uomo Bruce Wayne. Decise di introdurre l'elemento paura dei pipistrelli che ancora non era stata presa in esame. Di centrare tutto il film sul tema "paura". Di giocare sul doppio ruolo Batman/Wayne. Di puntare tutto sul simbolismo e trasformarlo in una maschera a protezione delle persone care. Quindi decise di creare il personaggio Rachel Dawes (interpretata prima da Katie Holmes e poi da Maggie Gyllenhaal) e proporre i criminali che non erano ancora apparsi sul grande schermo, come Spaventapasseri e Ra's al Ghul, quest'ultimo mentore e maestro del giovane Bruce Wayne. Voleva un eroe più vicino ai Ninja, capace di confondersi con le ombre e di muovercisi veloce e silenzioso.
Nel 2005 esce, finalmente, Batman begins. Senza Robin, senza capacità da super eroe, se non quella di combattere corpo a corpo fino all'esaurimento delle proprie forze.


Il Cavaliere Oscuro era (ri)nato e ora Nolan doveva dargli spessore. Per aiutarlo gli si affiancò suo fratello Jonathan, sceneggiatore con cui collaborava di solito. Ancora una volta venne accantonata l'idea di inserire nella storia Robin e la strada da seguire era sempre quella di una trama più realistica.
Finalmente arriva Joker, annunciato non proprio velatamente nel primo capitolo, e la performance di Heath Ledger è di quelle che non si scorderanno tanto facilmente. In tutta onestà si parlò quasi negli stessi termini dell'interpretazione di Jack Nicholson nell'89 (per questo motivo pare che Nicholson non la prese bene quando Nolan non lo interpellò per questo film), ma quest'ultimo Joker è sicuramente superiore a quello visto nel Batman di Burton. Questo Joker sta a Batman, come Batman sta a Gotham. Se Batman è l'eroe che Gotham merita, il Joker creato da Nolan e interpretato da Ledger è la nemesi che Batman merita per diventare il Cavaliere Oscuro di cui Gotham ha bisogno. E' Joker, infatti, a sferrare l'attacco più concreto, a mostrarci tutte le nostre colpe e farci constatare quanto sia fragile il sistema che tiene in piedi il mondo. Ed è sempre Joker a creare Due Facce, altro super cattivo e super incazzato emerso nientemeno che dalla personalità, un tempo candida ma ormai violentata, del procuratore distrettuale Harvey Dent, interpretato dal credibilissimo Aaron Eckhart.
Nel 2008, dunque, esce Il Cavaliere Oscuro, e ci racconta di un Batman pronto a mentire e addossarsi colpe infamanti che in realtà non ha, pur di donarci un eroe di cui abbiamo realmente bisogno.


Tutto questo per arrivare a una conclusione logica, con un finale davvero molto bello.
Otto anni dopo gli avvenimenti che hanno coinvolto Joker e Harvey Dent, Batman è scomparso e la polizia lo considera un criminale pericolosissimo. James Gordon, divenuto ormai commissario, è l'unico a custodire la verità su Due Facce e su Batman, ma visto il risultato ottenuto dal decreto Dent (Gotham è ormai, almeno all'apparenza, una città priva di criminalità), decide di tacere. Dent si era trasformato in un criminale ma nessuno deve saperlo perché l'equilibrio conquistato possa continuare a esistere.
Ma il mondo non ha un equilibrio così netto e l'uomo, per natura, ha bisogno di caos. E' così che fa la sua apparizione Selina Kyle, la gatta ladra (che mai viene nominata Catwoman), una sorta di Robin Wood che prende ai ricchi per dare a se stessa e, al massimo, ai suoi protetti, interpretata da una brava e sexy Anne Hathaway. Sarà la bellissima gatta a risvegliare Bruce Wayne dall'apatia in cui sta lentamente marcendo. Il ricco playboy, ormai, è solo l'ombra di sé stesso. Le dure lotte in cui è stato coinvolto nei panni dell'uomo pipistrello, lo hanno ridotto a un involucro pieno di ammaccature e anche il suo spirito pare averne risentito. Tuttavia è pronto ancora una volta a difendere la propria città con ogni mezzo che ha a disposizione, quando capisce che dal passato è tornato un fantasma pericoloso. Un nemico immortale. L'erede di Ra's al Ghul. La setta delle Ombre.

Era praticamente impossibile raggiungere il livello del secondo capitolo e probabilmente questo non è avvenuto, ma la forza della trilogia di Nolan sta proprio nella sobrietà dell'opera, nel non tentare di esagerare e nel perseguire una strada e una sola, senza ripensamenti, dove l'unico vero eroe e Batman, senza comprimari mascherati, e dove lo stesso Batman spiega a più riprese che l'unica cosa che conta davvero è la maschera, il simbolo.

Come aveva promesso dunque, Robin non ha fatto la sua apparizione, perché questo Batman non ne ha bisogno, ma ha sapientemente preparato il terreno a una sua eventuale e futura comparsa. La stessa Catwoman, pur presente nell'ultimo capitolo, come già detto, non viene mai citata espressamente. Ora attendiamo gli Schumacher di turno e le loro brutture...

I tre film sono disponibili in DVD.

Batman Begins di Christopher Nolan
USA, 2005
con Christian Bale, Liam Neeson, Michael Caine, Katie Holmes, Gary Oldman, Morgan Freeman

Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan
USA, 2008
con Christian Bale, Heath Ledger, Aaron EckhartMichael CaineMaggie GyllenhaalGary OldmanMorgan FreemanCillian Murphy

Il Cavaliere Oscuro - il ritorno di Christopher Nolan
USA, 2012
con Christian BaleAnne Hathaway, Marion Cotillard, Joseph Gordon-LevittTom HardyMichael CaineGary OldmanMorgan FreemanCillian Murphy

giovedì 8 novembre 2012

radio punx


"Eh certo!", mi dirai, "fai una rece perché li conosci, quei due!".
Eh no, caro tu. A parte che non faccio mai rece, perché non ci riesco. Non sono un critico, conosco solo quello che conosco (davvero poco) e quindi non posso fare grandi paragoni. Parlo solo di cose che mi colpiscono e lo faccio a favore di quelli come me. Quelli come me sono persone che non badano molto alle vere recensioni, ma spesso seguono i consigli per gli acquisti fradici di sentimenti. Quelli fatti un po' così, ma con passione. Quale rece!
Comunque, io Radio Punx l'ho visto nascere e non me ne sono accorto. Non parlo del fatto che ho visto le bozze, no, parlo di... come dire...
Andrea impegnato a calcare i palchi col suo gruppo, i problemi di coppia e le sortite al cinema per non pensarci.
Tutte cose che ritrovo poi nel libro Radio Punx. E solo ora me ne accorgo. Ricollego tutto e sorrido.
Perché Radio Punx non è solo un fumetto che racconta una bella storia ambientata nei mesi tra i '70 e gli '80. Non racconta soltanto di quel periodo storico e culturale. Di quella musica live e di quelle radio libere. Radio Punx trasuda vita vera e lo fa con quel pudore di chi quella vita se la vive ogni giorno sulla pelle e poi la racconta. Con garbo e rabbia, perché le ferite son fresche e le gioie si ha paura che svaniscano in fretta. E Andrea, poi, la racconta bene perché è bravo, mica cavoletti. E ancora più bravo mi sembra quando penso a come scivola tra i generi e le chiavi tecniche. Dai romanzi per ragazzi (I rebels), a quelli per bambini (Geronimo Stilton), a Radio Punx, passando per altre cosucce che fa nei ritagli di tempo, sempre con impegno e cura. Mica facile. La sua passione è enorme e la sua voglia e tenacia ammirevoli. Questo è il risultato: Radio Punx!
Siamo a Milano e sono i mesi a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. Stefano parla dal microfono di Radio Punx e sulle note dei Gaznevada facciamo la conoscenza di Lonzo e Pico alle prese con il furto delle chitarre dei Pooh! Bellissima!
I ragazzi stanno mettendo su un gruppo ma i loro mezzi son davvero miseri, verranno aiutati da Raniero (bassista), Elisa (batterista) e Maria Memori della Memori dischi, ma ognuno ha i suoi modi. I suoi piani.
La vicenda si sviluppa e si complica sempre di più entrando in un tunnel da cui è impossibile uscire. E lo fa con un ritmo pazzesco che ti porta a leggere "quasiinapneacentopaginefinoallafine"!
E poi sollevi lo sguardo e ne vuoi ancora! Voglio il secondo volume, poche storie! Perché la storia è bella e i personaggi te li prendi a cuore tutti, nessuno escluso. Anche quelli stronzi, perché nessuno è del tutto cattivo o del tutto buono. Come nella realtà, insomma. Gli errori li commettiamo tutti, accidenti. Solo che alcuni riescono a fermarsi in tempo, o magari a pensarci due volte. Altri hanno soltanto culo, perché no. E comunque ognuno avrà quello che si merita, stanne pur certo.
I disegni sono del sempre più bravo Jean Claudio Vinci e penso proprio che il valore del libro sia da attribuire a entrambi in uguale percentuale. Anche perché i due ragazzi lavorano insieme da anni e l'affiatamento si vede eccome! E poi lo so, li vedo con i miei occhi tutti i giorni.

Vi consiglio di contattarli velocemente perché la tiratura è limitata e ne vale davvero la pena. A proposito, minacciateli: o disegno con dedica o niente acquisto! Verranno a patti, oh si che lo faranno!
Li trovate su facebook, e sul blog. Chi mi conosce, invece, può chiedere a me, farò da tramite molto volentieri.

Radio Punx di Andrea Pau e Jean Claudio Vinci
115 pp, 7,90 €
Sotto l'ala protettrice di Associazione Culturale Chine Vaganti


venerdì 8 giugno 2007

il mangione

Ieri ho letto Il mangione, scritto da Tonino Benacquista per i disegni di Jacques Ferrandez. E' l'ultima acquisizione della "biblioteca Chine Vaganti". Il libro è edito dalla Q Press e fa parte della collana Oltrenero. Quello che colpisce è che non assomiglia alla solita storia a fumetti, ma neanche alla solita bella e geniale storia a fumetti. E' più un bel film indipendente, non per niente (pare che) ne hanno fatto davvero un film. E' una storia altamente realistica che racconta di amor proprio e della sua riscoperta. Il mangione racconta di Richard Selena, eccellente commissario di polizia con un grosso problema di salute. Pesa 160 kg e il suo cardiologo gli ha dato non più di 2 anni di vita. Nel suo passato un mistero che lo ha portato poi a rifugiarsi ossessivamente nel cibo, e nel suo presente una terapia di gruppo dove, tuttavia, non riesce a parlare né a farsi aiutare. Ma Selena è davvero un ottimo poliziotto, così trova il modo di "incastrarsi" quando incontra la bellissima Elsa. Per lei ha in serbo un oscuro gioco fatto di regole ferree che nessun altro, oltre lui, conosce. Tre persone praticamente spacciate, tornano in vita in un bellissimo albo, di quelli che non si leggono spesso. 64 pagine godibilissime in bianco e nero. Il mio consiglio è di cercarlo in una libreria specializzata, perchè ne vale la pena.