martedì 8 febbraio 2011

io e telecom: odissea

Ho Alice Casa da tre anni.
Dalle mie parti tutti gli utenti si lamentano del servizio ritenuto praticamente inesistente. Le linee fanno le bizze, la navigazione è lenta. La frustrazione alle stelle.
Io no. Nessun problema. Strano? Già. Ma non posso lamentarmi, perché dovrei.
Un giorno di settembre cade la linea.
Non sono una persona che va in panico. Non subito. Semplicemente, spengo e riaccendo. Il modem si riallinea, aggiorna, cerca la linea e non la trova. Cerca la linea e ora la trova. Ok.
Da allora, di tanto in tanto mi fa questo giochino. L'ho notato dopo. In quel momento mi sembrava una cosa normale. Abbastanza normale. Ogni tanto avrà bisogno di aggiornarsi, penso. Magari le linee... si lamentano tutti, ci sarà pure un motivo. È un prezzo insulso da pagare per avere la connessione laddove tutti trovano difficoltà. Va bene così.
Un giorno di novembre sono nel bel mezzo di una telefonata su Skype. Ho un progetto in ballo e aspettavo per discuterlo. Mentre sto parlando succede l'imponderabile. Non sento più nulla. Il mio occhio va a cercare il led sul modem. È spento.
Riaccendo e non succede nulla. Il modem non trova la linea. Prima si, ora no. Queste linee di merda!, penso. Spengo e riaccendo. Ancora nulla. Tranquillo, in qualche modo risolvo. Poi ci penso su, lavori da consegnare, comunicazioni da effettuare, mail da leggere e alle quali rispondere. Panico.
Chiamo il 187, la mia ultima risorsa.
Una ragazza con la voce sexy e l'incoscienza di un bambino mi chiede: come posso aiutarla?...
Dopo averle spiegato il problema lei capisce che non riesco a navigare. Spengo e riaccendo. Lei, nel mentre resetta da li. Nulla. Lo fa almeno tre volte, ma il risultato non cambia.
Poi faccio una cosa stupida. Molto stupida. E le do la possibilità di essere a sua volta stupida. Troppo stupida.
Mentre parlo stacco il cavo ethernet dalla porta del modem e la linea torna miracolosamente. Glielo dico e lei, sicura di se, mi dice: Ha sicuramente un virus nel sistema che inibisce la connessione.
Ma no, dico io, che c'entra. Il problema sta nel modem.
Al mio modem sono collegati due computer in due diverse porte ethernet. Io ho staccato il mio.
Mentre scambiavo le mie impressioni con l'operatrice l'altro ha dunque ripreso a funzionare misteriosamente. In questo modo s'insinua in me il sospetto che forse abbia ragione lei. So fortemente che ha detto una puttanata, ma il dubbio ora rimane.
Lei non può far più nulla. Uno dei due PC è connesso. Decido di lasciarla alle sue teorie virali e di fare un tentativo senza di lei.
Riattacco il cavo del mio PC e la linea cade. Lo stacco. e la linea torna.
Decido di formattare il PC. L'avrei dovuto fare comunque e ne approfitto. Un giorno per ripristinare tutto, ma il problema persiste. Nel mentre anche l'altro PC non riesce più a connettersi. Altro virus? Ma va...
Stacco entrambi i cavi e la linea torna. Ne attacco uno e a volte torna e a volte no. Con due non torna mai.
Una sera sto a casa di una coppia di amici. Lei è un'operatrice Telecom. Le spiego tutto il problema e lei capisce che ho difficoltà a navigare. Mi dice: comunque il modem non può funzionare con due PC collegati! Cado dalle nuvole. Come sarebbe a dire, ha quattro porte ma ne posso usare solo una? Che senso avrebbe? C'è chi conferma questa teoria e io quasi comincio a crederci. So che è una puttanata, ma chissà. Comunque lei si offre di aprire un ticket segnalando il problema e specificando che ci sarebbe da sostituire il modem.
A questo punto mi aspetto di essere contattato da un vero tecnico per la sostituzione del modem. Ingenuo!
Mi chiama un'operatrice e mi chiede quale sia il problema. Le spiego tutto dal principio. 
Lei capisce che ho difficoltà a navigare.
Spengo il modem e lei nel mentre resetta da li. Nulla.  Mi affretto a sottolineare come il modem torni a funzionare con i cavi staccati. Lei capisce che ho difficoltà a navigare.
Non sapendo che altro dirmi lascia scritto di intervenire sulla linea. È il modem, dico io. Si ma le linee hanno sempre dei problemi, magari nella centralina, dice lei. Ma ora, con i cavi staccati il modem funziona, magari sono le porte guaste, dico io. Facciamo controllare la centralina, dice lei. Faccia un po' come vuole, dico io, ma ho bisogno di internet perché ci lavoro e questa cosa mi danneggia.
Decido di lasciare i cavi staccati e usare il portatile con la connessione alla rete wireless. Le linee non c'entrano nulla, infatti.
Siamo ormai a dicembre e il problema persiste. Io nel mentre ho comprato una pennina wireless e uso il mio PC in questo modo. I cavi ethernet, ormai, sono solo un ricordo.
Mi chiama un'operatrice e mi dice: vedo che il suo modem è connesso. Abbiamo infatti risolto il problema. Spenga e riaccenda che faccio un reset da qui. Io spengo e riaccendo. Nel mentre riattacco i cavi. Nulla. Li stacco e il modem si connette. Mi richiama e dice allora?
Mi prendi per il culo?, penso. Le spiego cosa è successo e lei perplessa mi dice: ma perché ha staccato i cavi?
Faccio un respiro lungo e le spiego tutto dall'inizio. Lei capisce che ho un problema a navigare.
Le dico che il modem va sostituito. Non ci son cazzi. È lui il problema, poche storie. Non riesco a convincerla ma mi dice che manderà un tecnico. Un tecnico vero?, chiedo, di quelli che sanno quello che fanno?, continuo, quelli che sanno quel che dicono?, insinuo. Si, dice lei, con il vago sentore di aver fatto la cosa giusta. Grazie, davvero, e mi prostro con la mente.
Poi più nulla. La Telecom sparisce nel nulla come risucchiata da un buco nero.
Le dico che il problema non è mai stato risolto. Lei decide di fare un reset ma io la fermo. Eh no, basta con 'sti cazzo di reset, non risolvi nulla così. Le racconto tutto dall'inizio e le spiego tutto. Ma proprio tutto. Lei capisce che ho problemi a navigare ma se non le permetto di fare un reset si sente inutile pora stella. Dunque segnala la situazione e mi farà chiamare il giorno dopo. Il giorno dopo mi chiama una donna ma non è la classica operatrice, sa più di ufficio di amministrazione. Infatti mi chiede quale sia il problema e mi fa certe domande per capire quale sia la causa e chi sia il colpevole. Mi dice che dipende da come stanno le cose l'intervento del tecnico mi verrà addebitato. Le spiego tutto affermando che il problema non può che essere il modem. Lei non ci crede tanto ma conferma che mi contatterà un tecnico.
Trascorre qualche giorno e stamattina mi chiama un uomo. Gli spiego il problema e lui non fa ipotesi. Dice semplicemente: è strano!
Comunque viene a casa con un modem nuovo. Fa alcuni test e vede che il mio modem non funziona. Cambia il modem e il problema si risolve. Mi spiega che la scheda collegata alle porte ethernet è separata da quella della wireless che funziona a onde radio. Son due cose diverse, insomma. Dunque si è guastata la parte che funziona con i cavi mentre l'altra no?, dico io. Esatto, dice lui. Bene, la ringrazio. Per scrupolo: rientra tutto in assistenza? chiedo. C'erto, il problema stava nel modem, risponde. Bene, avevo intuito che fosse quello, il problema. La ringrazio. Arrivederci, dice lui. Beh, speriamo non tanto presto, dico io.

L'immagine del post l'ho presa in prestito da qui.

mercoledì 1 dicembre 2010

diegozillab - fase tre: lab - scrittura 2

   
     
   



Eccoci alla seconda lezione.
Ho l'impressione che la classe si sia dimezzata. Forse no, chissà.
Fase1. Scrivere. Lezione 2

Il righello (quello che Cajelli ha definito, nella lezione precedente, funzionale anche se sbagliato):

PARTE INIZIALE.
Situazione di calma iniziale.
Identificazione di ruoli 1.
Identificazione di ruoli 2.
Identificazione Plot principale.
Identificazione Plot secondario.
Conflitto.
Primo colpo di scena.
ALLA PARTE CENTRALE
Sviluppo.
Conflitto
Secondo colpo di scena.
PARTE FINALE
Conflitto.
Risoluzione Plot principale.
FINE.
Terzo colpo di scena (eventuale)
Lo schema base, il righello, non prevede le ripetizioni, a quelle ci pensi da solo.

COMPITO A CASA
Scegliere un film e con il righello in mano seguire tutti i punti che la narrazione attraversa.
Scrivere qualche riga per ogni punto.

Nei manuali di scrittura creativa troverete:
Stabilità.
Conflitto.
Complicazione.
Risoluzione.
Ecco, stiamo parlando della stessa cosa. Questa la chiamano traccia, o giù di li. Cajelli, il suo metodo, lo chiama Righello.
È lo strumento con cui puoi misurare una storia (ma anche la Storia, pensaci bene. Se può essere raccontata è misurabile. Anche una partita di calcio, dunque? Eh si. Può essere raccontata. Diventa un racconto con un inizio, lo schieramento dei personaggi, le complicazioni varie, la risoluzione dei vari plot e la fine. Si può misurare). Solo che il righello misura anche i millimetri...
Provatelo, per curiosità, anche se poi non lo userete per scrivere, può essere un modo come un altro per leggere un libro o guardare un film.
Alla fine capirete tutto. Smetterete di indovinare (come dice Cajelli) la scena successiva e comincerete a capire come si sviluppa la storia. Controindicazione: forse comincerete a odiare le storie che state leggendo, o comunque perderanno un po' del loro fascino. Bisognerebbe avere un secondo cervello, una partizione formattata appositamente per usare questo righello.

Qui la lezione.

lunedì 29 novembre 2010

notte #11


Sono scarico.
Da un paio di giorni mi sento spremuto e scarico. Una batteria esaurita. Un accendino a secco.
Non so perché, visto che dopo il ritorno da Lucca mi sentivo un drago (non un Leone, perché c'è poi la rima facile). 
È vero che ho scritto tanto e tutte cose molto diverse tra loro, questo mese, e forse questa è solo la logica conseguenza, ma mi secca sentirmi così scarico tanto che non volevo ammetterlo. Ma visto che non mi passa allora lo scrivo qua. Come facevo da bambino e da ragazzino. Scrivevo di ciò che più mi opprimeva per rinchiudere i miei mostri sul foglio così poi riuscivo a guardarli da fuori, da un altro punto di vista. Di solito funzionava.
O forse è per via di questo giorno, mai stato bene il 29 novembre. Mah!
Poi...
Non so perché, ma questo video lo sento parte di questo momento, quindi lo metto.
È stato realizzato da alcuni creativi, quindi addetti ai lavori della comunicazione e non è una roba amatoriale. Non ho ben capito se pubblicizzano qualcosa (c'è chi dice "una nota marca di penne") perché qualcuno dice che è un semplice spot aggratis per puro sollazzo.
Fato sta che questa è la dimostrazione che si possono fare spot intelligenti in modo semplice.

Perché tu mi piaci. from CRIC on Vimeo.

mercoledì 17 novembre 2010

diegozillab - fase tre: lab - scrittura 1

   
     
   



Sono arrivato in ritardo, come al solito.
Mi sono sentito come a scuola, sempre in ritardo. Mi facevano compagnia i bidelli, per fortuna, le loro chiacchiere, il caffè e il corriere. Alla seconda ora, poi, in classe.
Beh, ricordavo che la prima lezione fosse il 16 ottobre e tanto ne ero convinto che non l'ho vista proprio apparire fra i miei link. Poi, spulciando fra i vecchi post di Cajelli l'ho trovata: Fase1-Scrivere. Parte 1.

Pronti. Via.
Precisa che in questo suo lab si faranno storie di genere.
Che non può insegnare la creatività ne ad avere idee narrative.
Che il foglio bianco resta bianco se stai li a fissarlo.
Che per scrivere bisogna leggere senza mai confondere le due cose.
Che per scrivere dobbiamo avere le idee ben chiare di ciò che vogliamo raccontare.
Che non basta avere talento se non sai che devi mettere le mutande.
E che ha un metodo sbagliato ma che funziona: il righello per tracciare la linea delle storie.

Aggiunge due consigli per cominciare a entrare nello spirito di chi deve cercare ispirazione:
1) Guardare Dawn of the dead di George A. Romero.
2) Mettere in cuffia la colonna sonora del film e andare in un luogo affollato per camminare al contrario del flusso della folla.

Bello, no? Come, 'nsomma.
È una grande lezione, invece. Ottimi consigli per chi vuole cimentarsi nella scrittura e non ha già all'attivo nessuna pubblicazione. Perché è chiaro che chi ha già pubblicazioni alle spalle, avrà pure un suo metodo. E poi, chi si bulla di poter insegnare ad essere creativi potete sempre picchiarlo in malo modo, con il permesso di Cajelli. Mica male.
Il senso è che per cominciare a scrivere un intreccio che abbia un senso, c'è dietro tanto lavoro serio. Non basta avere vissuto una situazione divertente o un amore struggente. Se decidi di raccontarlo tramite un romanzo, devi avere gli strumenti giusti, altrimenti dopo venti pagine scritte male, non sarai in grado di continuare.
Questo è il Diegozillab, dove si fanno storie di genere in modo concreto.
Qua non ti insegnano il modo per far si che il foglio si scriva da solo. Mi è capitato di leggere tantissimi libri di scrittura creativa dove insegnano a barare e questa è la prima volta che non accade.
La fobia del foglio bianco, infatti, è un falso problema. Se non hai nulla da scrivere è inutile stare li con la penna in mano a concentrarsi su chissà cosa. Guardare un film, leggere un libro, fare una passeggiata per strada, andare in aeroporto e osservare le persone, sono alcune possibili soluzioni.
A me, personalmente, mi è capitato di vedere le cose più incredibili, in questo modo. Sono cose che poi trasferisco nei miei personaggi. Atteggiamenti, espressioni modi di fare o di parlare.
Parlare con le persone è un altra fonte inesauribile di ispirazione. Con tutte le persone. Bambini, vecchi, contadini, capostazioni, hostess e così via.
E poi leggere, guardare tanti film e studiarli.
Io penso che quando cominci a vedere un film horror dalla prospettiva di chi vuole capire come si scrive, allora hai poco da aver paura. Il mio primo film horror l'ho visto a quattro anni e ho avuto una paura fottuta, come direbbero a Hollywood. Ancora oggi spero che mi vengano dei brividi di paura, altrimenti significa che non sto guardando un buon horror.
Diverso è quando comincio a studiare un film o un libro. Mi capita come se entrassi in Matrix e ne vedessi la struttura. Non vedo più nient'altro che struttura. È così che poi cerco di capire come funziona un racconto horror, pornografico, fantasy o di Sci-fi. Cose che da lettore/spettatore non posso e non voglio vedere.
Insomma, per poter scrivere bisogna sapere come muoversi e possedere gli strumenti adatti perché il solo talento non può bastare, lo confermano tutti i più grandi scrittori del mondo. Ognuno ha un suo metodo, perché ognuno alla fine è costretto a crearselo per venire a capo del proprio stile. Un po' come i piloti di moto, tutti sanno guidare, ma poi ognuno di loro deve trovare il modo per regolare il proprio mezzo per arrivare prima degli altri.
Cajelli, invece, usa il righello e io non lo trovo poi così strano.

Qui la lezione.

martedì 16 novembre 2010

arrivederci capitano

Mentre l'Italia sportiva si dispera per l'errore della scuderia rossa che ha portato alla sconfitta della Ferrari, in altri luoghi accadono cose che non ti aspetteresti e che molti hanno fortemente scongiurato.
Ma si, sono altre le cose importanti, lo so. Certo che lo so. Ma di un altro oriundo, la nazionale italiana, non ne aveva bisogno. Il problema dei giovani che non sono pronti alle più importanti competizioni, non lo risolvi così. No.
Approda in azzurro anche Astori, un giovane predestinato che non si è mai accorto di essere stato gettato nella mischia piena di vecchie iene. Tenetelo d'occhio perché farà strada.
Il migliore in campo, ogni domenica, in una squadra senza anima. Perché il Cagliari è questo che ha perso negli ultimi due anni. La voglia di lottare. Quella caparbietà che ti porta a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e di volerlo riempire a ogni costo. Ma quando le cose si mettono veramente male, si sa, non bastano le giocate, le azioni create, l'intenzione del bel gioco. Quando le cose si mettono male servono i gladiatori, quelli pronti a morire pur di salvarsi la vita. E il Cagliari ha perso questo spirito.
Forse non era destino, perché Bisoli ha sempre avuto queste caratteristiche anche se non è riuscito a trasmetterlo ai suoi ragazzi. Forse non era il momento giusto, perché si è presentato dicendo che Cagliari era per lui un punto di arrivo. Eh no, caro capitano, questo mondo non è fatto per quelli come te, da queste parti si arriva per far bene e scappare a gambe levate prima che arrivi qualcuno a farti le scarpe. Prima che qualcuno decida di volere di meglio.
Per dirla tutta Cellino ha tergiversato, data la stima che aveva per il figliol prodigo. Avrebbe dovuto esonerarlo due giornate fa, quando c'erano ancora da giocare due partite in casa fondamentali. Napoli e Genoa non erano due partite normali. Non lo sono mai e si dovevano vincere. Invece no, il Napoli ha fatto una gran bella partita, con calma e costanza, mentre il Genoa nonostante i suoi mille problemi si è ritrovata in vantaggio senza troppi sforzi. Non si possono aprire così, le porte della fortezza. Non a Cagliari.
E quindi O Capitano! Mio Capitano! il nostro duro viaggio è finito... ora la nave ti è stata strappata, purtroppo, e spetta a qualcun altro portarla all'ancora sana e salva. Perché è questo che conta. Solo questo. Anche per me che ho scongiurato questo momento.